Fin dal suo annuncio Samurai Warriors 5 ha attirato l’attenzione dei fan storici della serie Koei Tecmo e Omega Force. Il motivo è presto detto: l’intento del team di sviluppo era quello di realizzare un progetto a metà strada tra il sequel e il reboot, complice l’ultimo disastroso Dynasty Warriors 9.
L’idea che abbiamo avuto fin dall’inizio suggeriva la volontà di fare qualche passoFin dal suo annuncio Samurai Warriors 5 ha attirato l’attenzione dei fan storici della serie Koei Tecmo e Omega Force. Il motivo è presto detto: l’intento del team di sviluppo era quello di realizzare un progetto a metà strada tra il sequel e il reboot, complice l’ultimo disastroso Dynasty Warriors 9.
L’idea che abbiamo avuto fin dall’inizio suggeriva la volontà di fare qualche passo indietro, ma in una serie che ha sempre fatto fatica a rinnovarsi, questo rilancio di Samurai Warriors 5 come avrà stravolto le dinamiche a cui siamo abituati? Molto semplice, non lo ha fatto.
Samurai Warriors 5 si può effettivamente definire un reboot, ma non tanto nelle sue meccaniche, estremamente fedeli alla serie originale, quanto nella sua direzione artistica e narrativa.
La storia infatti ci porta in un periodo Sengoku alternativo nel quale seguiamo le gesta di un giovane e ambizioso Nobunaga Oda, impegnato in una campagna per la conquista del Giappone. Rispetto ai capitoli precedenti la storia ci porta decisamente indietro nel tempo, presentando un roster di personaggi più giovani, ma decisamente più affascinanti e stravaganti grazie all’inedito comparto artistico in cel-shading ispirato alle pitture giapponesi.
Stilisticamente infatti Samurai Rarriors 5 è senza ombra di dubbio l’episodio migliore dell’intero franchise, spogliato finalmente da quell’alone di realismo che spesso appiattiva ulteriormente un comparto grafico povero- Qui Omega Force adopera la scelta più intelligente, poiché puntare sul cel shading aiuta a mascherare i limiti di un motore grafico che non ha mai brillato più di tanto.
Samurai Warriors 5 è quindi un reboot a metà, dato che la base resta sempre la solita: mappe grosse e centinai di nemici a schermo da eliminare alternando combo leggere e pesanti. Forse per pigrizia, o semplicemente per questioni commerciali, Omega Force non riesce a svecchiare un gameplay dal design ancorato ai primi anni 2000, limitandosi a proporre nuovamente quello che in fin dei conti è un lungo e ripetitivo action a scorrimento dove a farla da padrone è un contatore con il numero di nemici eliminati sul campo di battaglia. Non mancano comunque alcune novità di contorno, come la presenza di un ricco albero di abilità passive per ciascuno dei personaggi presenti nel roster, vagamento ispirato alla sferografia di Final Fantasy X (ma non aspettative qualcosa di complesso).
Come detto nel paragrafo iniziale, il punto di forza maggiore di questo nuovo Samurai Warriors 5 è la sua componente artistica che impreziosisce ogni personaggio del gioco, con una carica ovviamente più fantasy nei design tradizionali a cui la serie ci aveva abituato, ma una svolta forse necessaria per rendere un po’ più accattivante visivamente la produzione.… Expand